Gazzetta n. 5 del 8 gennaio 2026 (vai al sommario)
PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 21 novembre 2025
Scioglimento del consiglio comunale di Altomonte e nomina della commissione straordinaria.


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Considerato che nel Comune di Altomonte (Cosenza) gli organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative dell'8 e 9 giugno 2024;
Considerato che all'esito di approfonditi accertamenti sono emerse forme di ingerenza della criminalita' organizzata che hanno esposto l'amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialita' dell'attivita' comunale;
Rilevato, altresi', che la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalita' organizzata ha arrecato grave pregiudizio per gli interessi della collettivita' e ha determinato la perdita di credibilita' dell'istituzione locale;
Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale, si rende necessario l'intervento dello Stato mediante un commissariamento di adeguata durata per rimuovere gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico ed assicurare il risanamento dell'ente locale;
Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 20 novembre 2025;

Decreta:

Art. 1

Il consiglio comunale di Altomonte (Cosenza) e' sciolto.
 
Allegato

Al Presidente della Repubblica

Nel Comune di Altomonte (Cosenza), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative dell'8 e 9 giugno 2024, sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che compromettono la libera determinazione e l'imparzialita' dell'amministrazione locale, nonche' il buon andamento e il funzionamento dei servizi con grave pregiudizio dell'ordine e della sicurezza pubblica.
Dall'attivita' di monitoraggio avviata dalla prefettura di Cosenza e da riscontri di natura giudiziaria concernenti la presenza sul territorio di Altomonte di consorterie mafiose, sono emerse possibili forme di condizionamento dell'amministrazione comunale da parte di organizzazioni criminali. Pertanto, il prefetto di Cosenza con decreto prefettizio del 28 gennaio 2025, successivamente prorogato per ulteriori tre mesi, ha disposto l'accesso presso il suddetto comune per gli accertamenti di rito, ai sensi dell'art. 143 comma 2 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267.
Al termine dell'accesso, la commissione d'indagine ha depositato le proprie conclusioni, sulle cui risultanze, in data 1° settembre 2025, il prefetto di Cosenza, sentito il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica - consesso integrato per l'occasione con la partecipazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari e del procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro - ha trasmesso l'allegata relazione, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando, pertanto, i presupposti per l'applicazione delle misure di cui al citato art. 143 del decreto legislativo n. 267/2000.
Sul territorio di Altomonte e' stata rilevata la presenza di un gruppo criminale affiliato alla 'ndrangheta calabrese, cosca che con il tempo e' confluita in altra consorteria con raggio di azione esteso alla fascia ionica cosentina, come evidenziato dalle risultanze di diverse operazioni antimafia svoltesi in quel territorio, tra cui la piu' recente denominata «Kossa».
Organizzazioni malavitose che hanno inciso fortemente sull'andamento amministrativo e politico-gestionale del Comune di Altomonte, soprattutto attraverso le interferenze operate da un imprenditore, il quale, come emerge da numerose indagini, «e' un personaggio notoriamente legato alla locale criminalita' organizzata» rappresentandone «espressione imprenditoriale». La pericolosita' del soggetto si evince anche dal fatto che negli ultimi anni e' stato destinatario della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di cinque anni, disposta dal tribunale di Catanzaro con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza e della confisca di numerosi beni di sua proprieta', nonche' di un provvedimento preventivo antimafia della prefettura di Cosenza.
Vengono segnalati, altresi', rapporti di parentela e di frequentazione che pongono in stretta relazione alcuni amministratori comunali con soggetti riconducibili al locale clan mafioso, tra i quali viene evidenziata la figura di un consigliere comunale piu' volte controllato insieme a malavitosi legati alla criminalita' organizzata, che fino al settembre 2023 e' stato socio in affari del sopracitato imprenditore.
Di rilievo la vicenda riguardante un assessore comunale emersa durante le audizioni rese alla commissione d'indagine e relativa al personale impiegato presso una societa' aggiudicataria di un servizio comunale. Dal verbale di audizione risulta, infatti, che il citato assessore avrebbe segnalato due nominativi da assumere presso la societa' affidataria, entrambi legati alla criminalita' organizzata altomontese, uno dei quali stretto parente del dipendente comunale nei confronti del quale il prefetto di Cosenza ha chiesto l'applicazione della misura di cui al comma 5 del decreto legislativo n. 267/2000.
La relazione prefettizia, inoltre, nel sottolineare la presenza attiva della criminalita' organizzata nel territorio di Altomonte e l'esistenza di rapporti e interessenze che legano strettamente affiliati alla locale consorteria mafiosa con alcuni amministratori e dipendenti comunali, ha evidenziato, altresi', l'atteggiamento assunto al riguardo dal primo cittadino di Altomonte, il quale in sede di audizione innanzi alla commissione d'indagine si e' detto convinto - oltre ogni evidenza pubblica, anche di natura giudiziaria - della «(...) assoluta assenza di criminalita' organizzata (...)» sul territorio amministrato, precisando di non avere contezza di una tale presenza cosi' pervicace e di non aver mai ricevuto segnalazioni da parte del settore attivita' produttive di «tentativi di oppressione»; in conclusione, di non vedere «motivi economici di interesse nei confronti delle attivita' comunali».
A questo riguardo sembra utile riferire di immagini ritraenti lo stesso amministratore munito di fascia tricolore, nonche' il vicesindaco, che si mostrano a fianco del predetto imprenditore considerato espressione e riferimento della criminalita' organizzata. Il significato di tale atteggiamento non sfugge al prefetto di Cosenza il quale evidenzia «la portata simbolica» di tale incontro a conferma quantomeno della tolleranza, se non dei buoni rapporti, tra il primo cittadino di Altomonte e il predetto soggetto controindicato. Inoltre viene sottolineato il significato che tali immagini rappresentano in un contesto segnato dalla criminalita' organizzata sicche' «non puo' sfuggire ad un amministratore di lungo corso che abbia almeno conoscenza basilare delle dinamiche del proprio territorio». E' necessario precisare che il sindaco di Altomonte ha avuto per oltre un ventennio un ruolo significativo nell'amministrazione comunale dell'ente locale, ricoprendo piu' volte la stessa carica di vertice negli anni 2004/2014 e nelle ultime due consiliature.
La pluriennale esperienza politica del primo cittadino e la conseguente capillare conoscenza del territorio e delle dinamiche territoriali, avrebbero pertanto dovuto indurlo ad esercitare un adeguato controllo sociale e ad adottare non solo prudenziali scelte politico-amministrative ma anche, per quanto attiene alla sfera relazionale, un'effettiva presa di distanza dai locali ambienti controindicati.
La compromissione dell'apparato politico-amministrativo traspare anche dalla circostanza che il prefetto di Cosenza, oltre a proporre lo scioglimento per condizionamenti mafiosi dell'ente, ha richiesto l'adozione delle misure di cui al comma 5 del cennato art. 143 TUOEL nei confronti di un dipendente comunale stretto familiare del defunto capo cosca locale.
La relazione prefettizia si sofferma lungamente sulla figura del dipendente comunale in quanto divenuto il «fulcro dell'attivita' amministrativa dell'Ente in termini totalizzanti» a prescindere dalle aree di competenza dei singoli uffici, ruolo assunto di fatto dal predetto e che ha trovato conferma anche in dichiarazioni rese in sede di audizione presso la commissione d'indagine. Lo conferma anche l'atteggiamento prevaricante capace di incidere direttamente sugli esiti di procedure di gara nelle quali ricopriva l'incarico di responsabile unico del procedimento e, in un caso, anche senza rivestire alcun ruolo formale.
Proprio a questo riguardo la commissione d'accesso fa riferimento, in particolare, a due procedure di gara nelle quali il dipendente ha svolto il ruolo di responsabile unico del procedimento nonostante in entrambi i casi avrebbe dovuto astenersi atteso che, tra i candidati da selezionare (per l'assunzione di tre operatori socio-sanitari) e tra i dipendenti di una delle ditte partecipanti, (risultata poi affidataria del servizio mensa) figuravano suoi parenti; obbligo di astensione previsto dalla normativa vigente e da deliberazioni dell'Anac.
Ancor piu' gravi sono state le irregolarita' segnalate dall'organo ispettivo nell'espletamento delle procedure di reclutamento di personale specialista di vigilanza, i cui esiti hanno dato luogo all'assunzione e poi alla nomina in qualita' di comandante della polizia municipale di Altomonte di un ex amministratore dell'ente anch'egli imparentato con il suddetto funzionario e con il presidente del consiglio comunale.
Riguardo a tale procedura viene innanzitutto segnalata una discrasia tra l'oggetto della delibera di giunta, nella quale si e' deciso di procedere con un concorso pubblico, per titoli ed esami, rispetto alla successiva determina dirigenziale nella quale, invece, si fa riferimento ad una procedura di selezione per (soli) esami (e non anche per titoli) per la copertura della figura professionale da destinare all'ufficio della polizia locale. Anche in questo caso il responsabile del procedimento e' stato il summenzionato dipendente comunale, il quale di fatto con propria determina ha arbitrariamente modificato l'iter concorsuale rispetto alla decisione gia' adottata dalla giunta senza che vi fosse alcun intervento correttivo dell'amministrazione comunale.
Le verifiche disposte sulla procedura in parola da parte della commissione di indagine hanno rivelato che il candidato poi assunto era il «meno titolato» rispetto agli altri concorrenti, inoltre non e' risultato idoneo al conseguimento della qualifica di pubblica sicurezza per pregresse pendenze giudiziarie, peraltro non dichiarate negli atti concorsuali. Il mancato riconoscimento del titolo di p.s. non consente al dipendente assunto di svolgere compiutamente tutte le mansioni previste dal suo ruolo.
L'attivita' ispettiva ha restituito un quadro di sostanziale compromissione dei principi di buon andamento e di imparzialita' dell'ente locale, avendo l'organo ispettivo riscontrato un sistematico inquinamento delle procedure di affidamento dei pubblici appalti, non di rado canalizzati al soddisfacimento di interessi di soggetti vicini alla criminalita' organizzata, verso i quali l'amministrazione comunale ha tenuto «quantomeno un atteggiamento cedevole» a discapito delle funzioni pubbliche da esercitare correttamente a garanzia delle pubbliche istituzioni e che, invece, si sono svilite in condotte che la giurisprudenza in materia definisce di «abbandono della funzione amministrativa».
Le principali criticita' emerse in sede ispettiva riguardano la frequenza degli affidamenti diretti privi di motivazioni tecnico-giuridiche - nei quali risulta spesso omesso l'espletamento di ricerche di mercato e di procedure comparative in ordine alla convenienza economica dei corrispettivi richiesti dalle imprese affidatarie -, la mancata applicazione della normativa antimafia e piu' in generale dei controlli preventivi nei riguardi dei soggetti o delle societa' affidatarie di lavori o forniture pubbliche, nonche' la concessione di proroghe reiterate degli affidamenti fuori dei casi previsti dall'art. 106, comma 11 del decreto legislativo n. 50/2016.
A titolo esemplificativo della compromissione dell'azione amministrativa posta in essere dall'ente locale, viene fatto riferimento ad alcune procedure di gara indette dal Comune di Altomonte. In particolare sono state segnalate irregolarita' negli affidamenti pubblici concessi ad una societa' di fatto riconducibile al suddetto imprenditore referente delle locali cosche criminali, alla quale l'amministrazione di Altomonte ha continuato a elargire commesse pubbliche nonostante fosse stata destinataria, sin dal marzo 2022, di interdittiva antimafia della prefettura di Cosenza. Viene fatto rilevare che la stessa ditta sin dalla sua costituzione non risulta avere dipendenti, mentre gli elementi acquisiti in sede di audizione dimostrano che il personale presente sui cantieri corrispondeva a familiari del predetto imprenditore.
La relazione prefettizia, a conferma dello stabile rapporto fiduciario tra l'ente locale e detta societa', riferisce anche di una serie di affidamenti di lavori per la messa in sicurezza di una strada comunale, di forniture di calcestruzzo e di nolo di mezzi meccanici, nonche' di lavori di manutenzione della viabilita' comunale. Oltre alle predette attivita' viene segnalato un sub-appalto con noleggio a caldo e a freddo di mezzi meccanici, assegnato alla stessa ditta da un raggruppamento temporaneo di imprese, affidatario di lavori di mitigazione di effetti franosi in una localita' del Comune di Altomonte, contratto risalente al 21 giugno 2024 ma depositato agli atti del comune solo dopo gli accertamenti effettuati in cantiere dalle forze di polizia. Per questo subappalto non sono stati effettuati i dovuti controlli preventivi antimafia come richiesto dalla normativa di settore.
A questo proposito viene precisato che gli affidamenti riguardanti, in particolare, la fornitura di materiale e il nolo di mezzi, a prescindere dagli importi e dal valore delle commesse, richiedono in ogni caso che la societa' affidataria sia iscritta nelle c.d. white list provinciali, come previsto dall'art. 1, comma 53 della legge n. 190/2012 che regolamenta i settori piu' a rischio di infiltrazione mafiosa.
Le verifiche ispettive hanno inoltre. accertato illegittimita' in altri affidamenti diretti concessi a favore di un'altra societa' i cui legali rappresentanti hanno diretti rapporti e interessi con il gia' menzionato imprenditore, come dimostra l'assunzione operata da quella ditta di un suo stretto familiare. La societa' in parola ha ottenuto numerosi affidamenti da parte del Comune di Altomonte tanto che la commissione di accesso ha definito tale rapporto come di sostanziale monopolio degli affidamenti in violazione dei principi di trasparenza, di rotazione e di parita' di trattamento, a cui si aggiunge la «frequente omissione dell'espletamento di ricerche di mercato e procedure comparative in ordine alla convenienza economica dei corrispettivi richiesti».
Viene riferito che tale impresa, oltre ad aggiudicarsi i servizi di manutenzione e gestione delle reti idriche comunali, ha svolto altri lavori per conto del comune grazie ad autonome determinazioni degli uffici comunali e dei responsabili dei singoli procedimenti, scelta condivisa e in alcuni casi anche sollecitata da alcuni amministratori comunali, come appurato dalla commissione d'accesso in sede di audizione.
L'organo ispettivo ha riferito, inoltre, che il «capillare controllo sulle attivita' economiche e sui cantieri esistenti sul territorio di Altomonte» da parte del cennato imprenditore e' stato effettuato anche indirettamente, come nel caso, evidenziato nella relazione, in cui per l'esecuzione dei lavori sulla rete viaria agro-pastorale l'impresa affidataria si e' avvalsa di manodopera fornita da un'altra ditta il cui legale rappresentante ha legami familiari con il gia' piu' volte menzionato imprenditore. Cio' peraltro, in contraddizione con la dichiarazione fornita dalla stessa affidataria che al momento dell'assegnazione ha asserito «di avere la possibilita' e i mezzi necessari per procedere all'esecuzione dei lavori». Il Comune di Altomonte invece, pur conoscendo o pur essendo in condizione di conoscere l'avvenuto distacco di personale a favore della ditta appaltatrice e, quindi, l'esistenza di motivi per escludere l'impresa, nulla ha fatto al riguardo, trascurando persino di attivare i dovuti controlli antimafia.
Proprio in merito ai controlli preventivi antimafia, la relazione prefettizia pone in evidenza come il Comune di Altomonte non avesse dipendenti accreditati ad accedere alla banca dati nazionale antimafia (BDNA), condizione sufficiente a rendere di fatto impossibile o molto difficile per l'ente attivare tutte le dovute, preventive verifiche in sede di appalto di commesse e forniture pubbliche. Viene rilevato che in alcuni casi gli uffici comunali si sono avvalsi di controlli antimafia disposti da un dipendente di un comune viciniore accreditato all'accesso in banca dati.
Tali gravi mancanze organizzative, sebbene pregresse, sono rivelatrici quantomeno di assoluto disinteresse se non di una vera e propria strumentale disattenzione dell'ente locale in materia antimafia, controlli preventivi che rappresentano uno strumento basilare per arginare i tentativi di inserimento della criminalita' organizzata nei rapporti con la pubblica amministrazione; carenze che si sono protratte persino durante il periodo di accesso ispettivo nonostante i richiami formulati sul punto da parte della commissione d'indagine.
Solo in data 14 luglio 2025, quasi al termine delle attivita' ispettive, il sindaco di Altomonte ha richiesto alla prefettura di Cosenza di accreditare tre dipendenti comunali presso la suddetta banca dati nazionale.
L'organo ispettivo, inoltre, ha rilevato illegittimita' nella concessione di proroghe ai contratti stipulati a favore di una ditta concernenti le vicende relative all'appalto del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani.
A questo riguardo, la commissione d'indagine, nel premettere che la concessione della proroga tecnica ex art. 106, comma 11, costituisce uno strumento di carattere eccezionale e temporaneo - ammesso dalla legge in presenza di determinati presupposti e al solo fine di assicurare alla stazione appaltante la continuita' della prestazione in corso durante il passaggio da un regime contrattuale a un altro, per il tempo strettamente necessario alla definizione del nuovo affidamento - ha riferito che le proroghe concesse, invece, non sembrano essere conformi alla normativa vigente in materia.
Infatti, viene sottolineato che le proroghe hanno riguardato un arco temporale di quindici mesi, un lasso di tempo piuttosto lungo da far apparire sintomatico il fatto che il comune non sia stato in grado di concludere la nuova procedura di gara. Viene altresi' segnalato che la ditta alla quale e' stato prorogato il servizio aveva assunto alle sue dipendenze un soggetto legato per rapporti familiari alla locale famiglia mafiosa.
La totale soggezione dell'ente locale verso gli esponenti e gli interessi delle locali cosche criminali si e' rivelata in modo evidente nell'espletamento delle attivita' di contrasto all'abusivismo edilizio. Infatti, viene riferito che la polizia municipale di Altomonte si e' focalizzata esclusivamente sugli abusi «meno eclatanti e nei confronti di persone incensurate», mentre i casi piu' gravi perpetrati perlopiu' da soggetti contigui alle locali cosche mafiose, tra cui e' compreso anche il gia' citato imprenditore, risultano rilevati e segnalati alla competente autorita' giudiziaria dalle forze di polizia statali. A questo proposito viene sottolineato che proprio nei riguardi degli abusi piu' gravi ed eclatanti, alcuni dei quali effettuati su terreni demaniali, il Comune di Altomonte non ha provveduto all'abbattimento dei manufatti ne' tantomeno alla loro acquisizione al patrimonio comunale.
Il lavoro della commissione d'accesso e' stato esaminato in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, nel corso del quale i componenti dell'amministrazione giudiziaria, nel premettere che i fatti rappresentati dall'organo ispettivo vanno considerati nel loro insieme e in chiave preventiva, hanno potuto constatare l'esistenza di una molteplicita' di fatti rilevatori di collegamenti tra l'amministrazione comunale e la criminalita' organizzata, con ripercussioni sull'attivita' amministrativa del Comune di Altomonte.
A tal riguardo sono state considerate particolarmente rilevanti le illegittimita' accertate nelle procedure ad evidenza pubblica spesso risolte con affidamenti diretti e con violazioni dei principi di trasparenza, rotazione e parita' di trattamento tra i concorrenti, con interferenze della componente politica verso imprese assegnatarie di servizi con indicazione di personale da assumere, oltreche' nella gravissima omissione dei controlli preventivi antimafia che ha determinato affidamenti a soggetti e imprese colpite da interdittiva prefettizia.
Inoltre, e' stato rimarcato il «ruolo esondante» tenuto dal summenzionato dipendente comunale nella complessiva gestione amministrativa dell'ente locale, nei confronti del quale l'amministrazione comunale non ha saputo o voluto intervenire esercitando le proprie prerogative a tutela e garanzia del corretto andamento gestionale del Comune di Altomonte, assumendo una condotta connotata «da una postura assecondante» degli interessi dei soggetti legati alla criminalita' organizzata «a discapito di quelli pubblici che si sarebbero dovuti perseguire istituzionalmente». Questo il quadro desolante nel quale si collocano perfettamente le immagini fotografiche ritraenti il sindaco di Altomonte con la fascia tricolore insieme al gia' piu' volte menzionato imprenditore contiguo alla criminalita' organizzata.
Dall'esame della relazione della commissione di indagine e di quella del prefetto di Cosenza emerge chiaramente la totale assenza di legalita' dell'azione amministrativa e uno stato di precarieta' degli uffici comunali, da cui conseguono irregolarita' gestionali e un preoccupante livello di compromissione dell'amministrazione comunale nel suo complesso che si sostanzia in una grave mala gestio della cosa pubblica.
In particolare, i contenuti delle relazioni del prefetto e della commissione straordinaria hanno evidenziato la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti tra componenti dell'amministrazione locale ed esponenti della criminalita' organizzata di tipo mafioso.
Le circostanze, analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite, hanno evidenziato una serie di condizionamenti dell'amministrazione comunale di Altomonte volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della collettivita', rendendo necessario l'intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell'ente alla legalita'.
Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Altomonte (Cosenza), ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Roma, 13 novembre 2025

Il Ministro dell'interno: Piantedosi
 
Art. 2

La gestione del Comune di Altomonte (Cosenza) e' affidata, per la durata di diciotto mesi, alla commissione straordinaria composta da:
dr. Giuseppe Di Martino - viceprefetto;
dr.ssa Lucia Fratto - viceprefetto aggiunto;
dr.ssa Francesca Ianno' - funzionario economico finanziario.
 
Art. 3

La commissione straordinaria per la gestione dell'ente esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche.
Dato a Roma, addi' 21 novembre 2025

MATTARELLA

Meloni, Presidente del Consiglio
dei ministri

Piantedosi, Ministro dell'interno

Registrato alla Corte dei conti il 28 novembre 2025 reg n. 4491