Gazzetta n. 43 del 21 febbraio 2024 (vai al sommario)
PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 26 gennaio 2024
Scioglimento del consiglio comunale di Randazzo e nomina della commissione straordinaria.


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Considerato che nel Comune di Randazzo (Catania) gli organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 12 giugno 2022;
Considerato che all'esito di approfonditi accertamenti sono emerse forme di ingerenza della criminalita' organizzata che hanno, esposto l'amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialita' dell'attivita' comunale;
Rilevato, altresi', che la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalita' organizzata ha arrecato grave pregiudizio per gli interessi della collettivita' e ha determinato la perdita di credibilita' dell'istituzione locale;
Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale, si rende necessario l'intervento dello Stato mediante un commissariamento di adeguata durata per rimuovere gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico ed assicurare il risanamento dell'ente locale;
Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 25 gennaio 2024, alla quale e' stato debitamente invitato il Presidente della Regione Siciliana;

Decreta:

Art. 1

Il consiglio comunale di Randazzo (Catania) e' sciolto.
 
Allegato

Al Presidente della Repubblica

Nel Comune di Randazzo (Catania), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 12 giugno 2022, sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che compromettono la libera determinazione e l'imparzialita' dell'amministrazione locale, nonche' il buon andamento ed il funzionamento dei servizi con grave pregiudizio dell'ordine e della sicurezza pubblica.
Gli esiti di un attento monitoraggio condotto sull'ente locale, avviato a seguito di diverse iniziative giudiziarie nonche' le risultanze di attivita' investigative delle forze di polizia culminate nella recente operazione di polizia giudiziaria denominata «Terra bruciata» che ha, tra l'altro, determinato l'arresto di numerosi appartenenti alla locale famiglia radiosa, hanno evidenziato possibili forme di condizionamento dell'amministrazione locale da parte di organizzazioni criminali operanti sul territorio di Randazzo. Pertanto il prefetto di Catania, con decreto del 16 marzo 2023, ha disposto l'accesso presso il suddetto comune per gli accertamenti di rito, attivita' ispettiva che e' stata poi prorogata per ulteriori tre mesi ai sensi dell'art. 143, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Al termine del predetto accesso, la commissione d'indagine ha depositato le proprie conclusioni, sulle cui risultanze il prefetto di Catania, ha convocato il 25 ottobre 2023 il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del procuratore della Repubblica della Direzione distrettuale antimafia di Catania e del procuratore generale presso la corte d'appello di Catania. Questi ultimi nel soffermarsi in particolare sulle vicende concernenti i beni patrimoniali e l'abusivismo, si sono espressi all'unanimita' con gli altri componenti per l'avvio della proceduta di scioglimento. Il prefetto di Catania ha poi trasmesso l'allegata relazione, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con, la criminalita' organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando, pertanto, i presupposti per l'applicazione delle misure di cui al citato art. 143 del decreto legislativo n. 267/2000.
Preliminarmente la relazione prefettizia pone in rilievo il contesto territoriale nel quale insiste il Comune di Randazzo caratterizzato storicamente da una conclamata e radicata presenza di associazioni a delinquere di tipo mafioso. In particolare, risulta attivo un gruppo mafioso da sempre interessato ad interferire nella vita politico - amministrativa degli enti locali, di quel territorio. Detta consorteria strutturalmente e' inserita nell'organizzazione criminale denominata «cosa nostra» come anche si rileva dalle menzionate risultanze di indagini di polizia giudiziaria.
Gli elementi raccolti presso quell'amministrazione comunale hanno fortemente evidenziato l'alta permeabilita' delle istituzioni locali da parte del crimine organizzato interessato ad infiltrarsi nelle attivita' economiche legali e nella gestione della cosa pubblica.
Il prefetto di Catania ha innanzitutto evidenziato come l'attuale amministrazione comunale sia in assoluta continuita' politico-amministrativa con la precedente consiliatura, interrotta nel febbraio 2022 a seguito delle dimissioni rassegnate dallo stesso sindaco, il quale all'esito della successiva tornata elettorale del giugno 2022 e' stato riconfermato alla guida dell'ente locale insieme a buona parte dei consiglieri comunali uscenti gia' in carica nella trascorsa gestione amministrativa. Per tale motivo l'azione ispettiva si e' estesa anche a periodi temporali riferibili alla precedente consiliatura, interessando l'intervallo temporale tra l'anno 2018 e il mese di marzo del 2023, ad eccezione di alcuni mesi (marzo/giugno 2022) interessati dalla gestione commissariale.
Viene altresi' evidenziato che il sindaco di Randazzo e altri due consiglieri comunali sono stati indagati del reato di cui all'art. 110 e 416-ter del codice penale - scambio elettorale politico mafioso, in concorso - in quanto in occasione della tornata elettorale amministrativa svoltasi nel 2018 alcuni di essi sarebbero stati «appoggiati da due pregiudicati per mafia», imputazione successivamente archiviata in data 24 marzo 2023 dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Catania.
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania nel marzo 2023, seppure con ampia formula dubitativa - come evidenziato nella stessa relazione del prefetto di Catania - ha disposto l'archiviazione del procedimento nei confronti dei citati amministratori in quanto le fonti di prova raccolte «pur estremamente significative non trovano tuttavia riscontro in effettivi accordi avvenuti durante le elezioni non essendo nel maggio 2018 ancora intraprese le attivita' tecniche».
In ogni caso le risultanze delle indagini, sebbene non siano scaturite in un procedimento penale, hanno evidenziato la presenza e la considerazione goduta da soggetti controindicati all'interno delle istituzioni locali.
A conferma di cio', anche gli esiti dell'attivita' ispettiva hanno evidenziato un tessuto relazionale e parentale degli amministratori e dei dipendenti comunali con soggetti gravati da condanne per associazione di stampo mafioso, stretti rapporti personali dai quali e' deducibile un quadro di condizionamento dell'ente da parte della locale criminalita' organizzata.
In particolare, viene segnalato che lo stesso primo cittadino - tra l'altro destinatario di provvedimenti di polizia connessi alle armi - ha rapporti di affinita' con un soggetto controindicato, gia' arrestato in una precedente operazione di polizia giudiziaria per associazione di tipo mafioso unitamente ad esponenti del locale gruppo criminale. Inoltre, da risultanze investigative condotte nel tempo, e' emersa la «personale vicinanza» nonche' lo stretto e continuo legame, assai risalente nel tempo e ancora attuale, che il primo cittadino mantiene con soggetti contigui ad ambienti malavitosi, oltreche' frequentazioni con «pregiudicati della zona» alcuni dei quali accusati anche di reati di associazione a delinquere di tipo mafioso. Tra questi viene menzionato un esponente di vertice del locale clan mafioso - del cui spessore criminale il sindaco non solo e' perfettamente consapevole ma ne riconosce anche il ruolo carismatico, nel territorio da lui amministrato - il quale sarebbe intervenuto in prima persona, unitamente ad altri, nella violenta aggressione armata posta in essere ai danni di un soggetto, in relazione al furto subito dal sindaco presso l'abitazione di residenza.
La relazione prefettizia conferma, dunque, l'esistenza, seppure dissimulata, «di un saldo legame», tutt'oggi persistente, tra il sindaco e il predetto pregiudicato per mafia che, in piu' occasioni, ha dichiarato di avere con il primo cittadino di Randazzo un rapporto di «fraterna amicizia» e ha rivelato di aver fatto, in suo favore, campagna elettorale durante le precedenti tornate amministrative svoltesi nel 2013 e nel 2018.
Rapporti di stretta frequentazione con soggetti riconducibili ad ambienti controindicati vengono segnalati anche nei confronti di altri amministratori comunali, tra i quali un assessore, punto di riferimento del primo cittadino e titolare di imprese che hanno ottenuto pubbliche commesse per lavori nel cimitero comunale. Al riguardo, viene riferito che nelle societa' riconducibili al predetto amministratore ha prestato attivita' lavorativa anche uno stretto parente di un pregiudicato per reati mafiosi coinvolto nella predetta operazione di polizia giudiziaria. Viene, inoltre, sottolineato lo stretto rapporto amicale che lega il suddetto imprenditore a un noto esponente mafioso appartenente ad una delle principali famiglie catanesi. La forte relazione personale si e' palesata tra l'altro in occasione della costituzione in carcere del predetto esponente mafioso che e' stato accompagnato personalmente dall'imprenditore e amministratore comunale utilizzando la propria autovettura.
Rapporti parentali, diretti o indiretti, con soggetti contigui al locale contesto malavitoso vengono rilevati anche nei riguardi di alcuni amministratori comunali, sia di maggioranza che di minoranza. In particolare viene richiamata la figura di un consigliere, al quale sono attribuiti «legami fortissimi con esponenti della criminalita' organizzata di Randazzo» e che e' stato destinatario di un decreto di sequestro di beni connesso a misura di prevenzione, emessa nell'aprile 2016 dal Tribunale di Catania nei confronti di esponenti del locale contesto criminale.
Analoghe criticita' emergono dall'analisi dei rapporti parentali dei dipendenti comunali.
Tale insieme di rapporti, frequentazioni e trasversalita' di cointeressenze tra il crimine organizzato, il vertice dell'amministrazione comunale, componenti dell'organo consiliare e dell'apparato burocratico costituisce un elemento dimostrativo, come evidenziato dal prefetto di Catania e che sara' meglio puntualizzato in seguito, del plausibile sviamento del perseguimento dell'interesse pubblico dell'azione amministrativa in favore di quello della criminalita' organizzata.
La commissione di indagine ha, innanzitutto, posto in evidenza la «grave precarieta'» funzionale degli uffici comunali, nonche' l'ingerenza operata sugli stessi dal sindaco e da altri amministratori in violazione del principio di separazione tra la funzione politica e quella gestionale, segnalando che di numerose determine, ordinanze e delibere, tutte annotate nei registri come atti annullati, non risulta alcun riscontro documentale e cio' a testimonianza dello stato di confusione e sostanziale illegalita' amministrativa in cui versa l'ente.
E' stata, altresi', rilevata la pressoche' totale assenza delle cautele antimafia nell'effettuazione delle procedure di affidamenti e di servizi. Tale assunto e' comprovato dalla circostanza che il personale comunale e' stato accreditato per operare l'accesso alla banca dati nazionale antimafia (BDNA), solo a decorrere dal novembre 2022.
L'inefficienza complessiva dell'azione amministrativa si rileva anche dalla grave situazione finanziaria in cui versa l'ente locale attualmente in stato di dissesto.
A questo proposito, nel porre in rilievo il breve tempo intercorso tra l'approvazione del piano di riequilibrio pluriennale finanziario e la proposta di dissesto, conseguente a un disavanzo ulteriormente provocato da un cospicuo ammontare di debiti fuori bilancio sia di parte corrente che di parte capitale, il prefetto di Catania - avvalendosi anche dei contenuti di fonti tecniche di prova - evidenzia come a tale disavanzo l'amministrazione comunale non ha inteso porre in essere alcuna iniziativa ne' rimedio, come dettagliatamente evidenziato nella relazione della commissione d'indagine, preferendo, invece, procedere alla dichiarazione di dissesto finanziario, scelta che potrebbe essere stata strumentale e giustificativa per la successiva alienazione di terreni di proprieta' comunale a favore di famiglie mafiose.
Peraltro l'organo ispettivo ha evidenziato come gli uffici, comunali non avessero la reale conoscenza del patrimonio dell'ente, atteso che l'elenco consegnato alla commissione riportava un ammontare di soli n. 238 beni a fronte di cespiti ben piu' numerosi (n. 1798) accertati a mezzo dell'Agenzia delle entrate.
Dalle ulteriori verifiche effettuate e' emerso, emblematicamente, come l'omessa comunicazione di tali beni - in merito alla quale il primo cittadino si e' giustificato ritenendo che gli stessi non rientrassero piu' nella proprieta' del comune - abbia riguardato anche una serie di lotti di terreni agricoli, molti dei quali dati in concessione o che comunque risultano nella disponibilita' di soggetti riconducibili al locale contesto criminale; tali beni sono stati spesso utilizzati dai menzionati soggetti controindicati addirittura per ottenere erogazioni da parte dell'AGEA.
Criticita' sono state segnalate anche in tema di contrasto all'abusivismo edilizio, fenomeno persistente nel territorio di Randazzo e avverso il quale l'amministrazione comunale, proseguendo l'atteggiamento inerte dalle precedenti gestioni, non ha posto in essere alcuna concreta iniziativa di contrasto.
Ulteriore vicenda esemplificativa della condotta omissiva tenuta al riguardo dal Comune di Randazzo e del suo assoggettamento agli interessi criminali e' la vicenda relativa ad alcuni fabbricati rurali abusivi costruiti su terreni di proprieta' comunale e nella disponibilita' di un locale clan mafioso, particella catastale che, significativamente, rientra tra i cespiti non comunicati all'organo ispettivo.
L'esistenza di tali abusi edilizi e' emersa all'esito delle indagini relative alla menzionata operazione di polizia giudiziaria, che hanno evidenziato come i manufatti posti in una locale contrada venissero utilizzati dal gruppo criminale, per il ricovero e il pascolo abusivo di bestiame o per occultarvi armi, munizioni e sostanze stupefacenti.
Rileva al riguardo che solo dal novembre 2022 il primo cittadino di Randazzo ha iniziato ad occuparsi degli abusi rilevati e solo all'indomani dell'avvio dell'attivita' ispettiva ha richiesto alla Regione Siciliana l'accesso al fondo di rotazione per la demolizione degli immobili abusivi.
Altro elemento sintomatico del condizionamento dell'ente locale agli interessi della criminalita' organizzata e' stato individuato nella gestione dei beni confiscati alla mafia e, nel caso specifico, in relazione ai terreni gia' di proprieta' di un esponente del gruppo mafioso locale e tuttora nella disponibilita' di un suo familiare; quest'ultimo risulta legato ad un amministratore comunale che ha costruito abusivamente sugli stessi terreni un manufatto adibito al ricovero degli animali.
Il Comune di Randazzo, benche' a conoscenza dell'abuso edilizio, quanto meno dal 2018, a seguito di un sopralluogo effettuato dal personale comunale su sollecitazione delle forze di polizia, non si e' adoperato in alcun modo per ripristinare la legalita' ed anzi ha rinunciato pretestuosamente all'assegnazione del bene attualmente nella disponibilita' dell'Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati.
A questo riguardo la commissione d'indagine ha riferito che il predetto bene era tra quelli da consegnare ai comuni e per i quali era stata indetta apposita conferenza di servizio presso la prefettura di Catania; acquisizione, appunto, rifiutata dal Comune di Randazzo rappresentato per l'occasione dal sopra menzionato assessore comunale, il quale - nonostante le assicurazioni fornite anche da alcune associazioni aventi finalita' sociali circa l'aiuto che avrebbero avuto i comuni nell'utilizzo dei beni confiscati - ha motivato la scelta negativa dell'amministrazione di Randazzo sulla base della lontananza dei terreni in parola dal centro cittadino. In realta', riferisce l'organo ispettivo, tali beni distano solo 800 metri dal palazzo municipale. Dunque, nessun reale motivo ostativo sussisteva all'acquisizione al patrimonio dell'ente locale dei predetti beni e al loro proficuo riutilizzo a beneficio della collettivita'.
Irregolarita' e assenze di controlli e di verifiche anagrafiche sui residenti sono state segnalate anche nella gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. E' stato infatti accertato che numerosi alloggi popolari risultano occupati sine titulo, con la sostanziale connivenza degli uffici comunali, da soggetti legati al contesto criminale locale privi dei requisiti per poter beneficiare di tali alloggi a scapito dei legittimi assegnatari.
La relazione della commissione d'indagine segnala al riguardo come tra gli occupanti abusivi vi sia anche un appartenente alla locale consorteria coinvolto nella predetta operazione di polizia giudiziaria e tratto in arresto proprio nell'alloggio pubblico illegittimamente utilizzato dal medesimo. Vengono al riguardo poste in rilievo le ripetute difficolta' frapposte dagli uffici comunali nel reperire e fornire all'organo ispettivo la documentazione riguardante le assegnazioni e i relativi elenchi degli occupanti gli alloggi popolari, atti in gran parte risultati essere incompleti e non aderenti alla realta' dei fatti, in particolare quelli riguardanti alcuni soggetti controindicati nei confronti dei quali sono mancate le necessarie verifiche anagrafiche rispetto alle dichiarazioni da loro prodotte in comune e soprattutto sono stati omessi i relativi controlli della polizia municipale.
L'organo ispettivo ha rilevato criticita' anche nelle procedure di rilascio di licenze commerciali; infatti, dalla verifica degli intestatari delle 122 licenze commerciali rilasciate dal Comune di Randazzo negli ultimi cinque anni e' risultato che numerose sono quelle intestate a favore di soggetti aventi rapporti personali, familiari o frequentazioni con appartenenti alle locali famiglie mafiose.
E' al riguardo emblematico che in relazione a tali attivita' commerciali avviate nell'ultimo quinquennio con segnalazione certificata di inizio di attivita' (SCIA), gli uffici comunali preposti non hanno effettuato alcun controllo, favorendo in tal modo gli interessi che la criminalita' organizzata ha in tali settori economici.
L'azione ispettiva si e' soffermata anche sulle procedure di appalto di lavori e servizi ed ha rilevato come in molteplici casi il ricorso agli affidamenti diretti o in somma urgenza, e' stato effettuato in assenza delle condizioni emergenziali o di eventi imprevedibili che giustifichino il ricorso a quelle specifiche procedure, ponendo altresi' in rilievo come tali procedure siano state adottate a seguito di una mancata programmazione degli interventi, di incuria e degrado amministrativo imputabili, quindi, ad una sostanziale mala gestio della cosa pubblica.
Di fatto il Comune di Randazzo e' ricorso a un artificioso utilizzo delle procedure di somma urgenza - alle quali, spesso, non ha fatto seguito la relativa perizia giustificativa nei termini previsti dalla normativa di settore - per lavori che avrebbero dovuto seguire le ordinarie procedure di evidenza pubblica, con cio' favorendo anche ditte vicine alla criminalita' organizzata presso le quali risultano prestare attivita' lavorativa numerosi soggetti controindicati; nei confronti di tali societa', come evidenziato, e' mancato il puntuale controllo preventivo di legge previsto proprio per prevenire e contrastare le possibili infiltrazioni criminali nel settore degli affidamenti pubblici.
Tra le societa' affidatarie di commesse pubbliche che, in quanto tali, sono state oggetto di approfondimento da parte dell'organo ispettivo, viene evidenziata anche un'altra azienda il cui titolare ha stretti legami familiari con il rappresentante legale di altra societa', anch'essa affidataria di lavori comunali, arrestato con l'accusa di associazione mafiosa in quanto ritenuto organico a un clan mafioso.
Come sopra evidenziato l'organo ispettivo ha analizzato la situazione economico finanziaria del Comune di Randazzo, ponendo in rilievo l'insufficiente azione posta in essere dall'apparato politico e dirigenziale per assicurare la riscossione dei tributi locali. Detta inefficienza produce effetti particolarmente gravi soprattutto in un comune che gia' versa in gravi difficolta' finanziarie e che assume ancor piu' rilevanza e significato atteso che, come viene precisato nella relazione prefettizia, tra gli utenti non in regola con i pagamenti vi sono diversi amministratori comunali ed esponenti delle locali famiglie mafiose, nei cui confronti gli uffici, comunali non hanno intrapreso le prescritte azioni di recupero coattivo del dovuto.
Dall'esame della relazione della commissione di indagine e dalla relazione del prefetto di Catania si evidenzia, oltre a una grave mala gestio della cosa pubblica, una evidente assenza di legalita' dell'azione amministrativa e uno stato di precarieta' degli uffici comunali.
In particolare i contenuti delle menzionate relazioni hanno evidenziato la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti tra componenti dell'amministrazione locale ed esponenti della criminalita' organizzata di tipo mafioso.
Tali elementi, come accertato anche nella riunione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del procuratore della Repubblica della Direzione distrettuale antimafia di Catania e del procuratore generale presso la corte d'appello, di Catania, rilevano una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Randazzo volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della collettivita', rendendo necessario l'intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell'ente alla legalita'.
Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Randazzo (Catania), ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.

Roma, 15 gennaio 2024

Il Ministro dell'interno: Piantedosi

 
Art. 2

La gestione del Comune di Randazzo (Catania) e' affidata, per la durata di diciotto mesi, alla commissione straordinaria composta da:
dott.ssa Alfonsa Calio', viceprefetto;
dott. Cosimo Gambadauro, viceprefetto aggiunto;
dott.ssa Isabella Giusto, funzionario economico-finanziario.
 
Prefettura di Catania

Prot. n. 1157/SdS/Area 1/R Catania, 27 ottobre 2023

SIG. MINISTRO DELL'INTERNO
ROMA
OGGETTO: Comune di Randazzo. Proposta di scioglimento ai sensi
dell'art. 143 D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 e ss.mm.ii.

Parte di provvedimento in formato grafico

 
Art. 3

La commissione straordinaria per la gestione dell'ente esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche.

Dato a Roma, addi' 26 gennaio 2024

MATTARELLA

Meloni, Presidente del Consiglio dei
ministri

Piantedosi, Ministro dell'interno

Registrato alla Corte dei conti il 1° febbraio 2024 Ufficio di controllo sugli atti della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero della giustizia e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, n. 397