Gazzetta n. 38 del 15 febbraio 2007 (vai al sommario)
PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 25 gennaio 2007
Scioglimento del consiglio comunale di Soriano Calabro e nomina della commissione straordinaria.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Considerato che nel comune di Soriano Calabro (Vibo Valentia), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 26 maggio 2002, sussistono forme di ingerenza della criminalita' organizzata, rilevate dai competenti organi investigativi;
Constatato che tali ingerenze espongono l'amministrazione stessa a pressanti condizionamenti, compromettendo la libera determinazione degli organi ed il buon andamento della gestione comunale di Soriano Calabro;
Rilevato, altresi', che la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalita' organizzata arreca grave pregiudizio allo stato della sicurezza pubblica e determina lo svilimento delle istituzioni e la perdita di prestigio e di credibilita' degli organi istituzionali;
Ritenuto che, al fine di rimuovere la causa del grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale, si rende necessario far luogo allo scioglimento degli organi ordinari del comune di Soriano Calabro, per il ripristino dei principi democratici e di liberta' collettiva;
Visto l'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 19 gennaio 2007;
Decreta:
Art. 1.
Il consiglio comunale di Soriano Calabro (Vibo Valentia) e' sciolto per la durata di diciotto mesi.
 
Art. 2.
La gestione del comune di Soriano Calabro (Vibo Valentia) e' affidata alla commissione straordinaria composta da:
dott. Umberto Campini - viceprefetto;
dott.ssa Maria Adele Maio - viceprefetto aggiunto;
rag. Concetta Malacaria - dirigente di seconda fascia.
 
Art. 3.
La commissione straordinaria per la gestione dell'ente esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche.
Dato a Roma, addi' 25 gennaio 2007
NAPOLITANO
Prodi, Presidente del Consiglio dei
Ministri
Amato, Ministro dell'interno Registrato alla Corte dei conti il 31 gennaio 2007 Ministeri istituzionali - Interno, registro n. 1, foglio n. 253
 
Allegato
Al Presidente della Repubblica
Il comune di Soriano Calabro (Vibo Valentia), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 26 maggio 2002, presenta forme di condizionamento da parte della criminalita' organizzata che compromettono la libera determinazione e l'imparzialita' degli organi elettivi, il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per lo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica.
In relazione all'esito di attivita' investigative condotte sul territorio, dalle quali sono emerse situazioni di diffusa illegalita' astrattamente riconducibili a forme di condizionamento e di infiltrazione della criminalita' organizzata nei confronti degli amministratori dell'ente, il prefetto di Vibo Valentia ha disposto, con provvedimento del 7 aprile 2006, l'accesso presso il comune di Soriano Calabro, ai sensi dell'art. 1, comma 4, del decreto-legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, con successive modificazioni ed integrazioni, per gli accertamenti di rito.
L'esistenza di fattori d'inquinamento dell'azione amministrativa dell'ente locale a causa dell'influenza della criminalita' organizzata e' emersa nel corso degli accertamenti svolti dalla commissione d'accesso e confluiti nella relazione commissariale del 30 giugno 2006 e nei successivi accertamenti di cui alla relazione commissariale del 9 novembre 2006 che hanno messo in risalto come, nel tempo, l'uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato nel favorire soggetti collegati direttamente od indirettamente ad ambienti malavitosi.
L'ingerenza negli affari dell'ente e la strumentalizzazione delle scelte amministrative risultano favorite da una fitta ed intricata rete di parentele, affinita', amicizie e frequentazioni che lega alcuni amministratori ad esponenti delle locali consorterie criminali od a soggetti ad esse contigue, i quali si sarebbero attivati per influenzare il voto dell'elettorato. In particolare due amministratori sono legati per vincoli di affinita' ad un pluripregiudicato, cosi' come un altro amministratore ha legami di affinita' con altro soggetto rinviato a giudizio per associazione a delinquere di stampo mafioso.
La precaria condizione del tessuto ambientale emerge, altresi', da atti di violenza ed aggressione nei confronti di amministratori, funzionari comunali, imprenditori e cittadini. Emblematica al riguardo e' la vicenda relativa all'aggressione subita da un consigliere comunale dopo che in una seduta del consiglio aveva denunciato la precarieta' delle condizioni di edifici comunali e, in particolare, l'occupazione abusiva di uno di essi. Aggressione che l'amministratore ha subito proprio da chi occupava abusivamente l'area comunale, parente di un pluripregiudicato gia' sorvegliato speciale di p.s. con obbligo di soggiorno e gia' tratto in arresto insieme ad altro boss e condannato per i reati di associazione a delinquere e truffa. Denota una chiara indifferenza nei confronti del gravissimo evento, chiaramente sintomatico di un clima ambientale di diffusa prevaricazione, e della corretta gestione del patrimonio, la circostanza che l'amministrazione comunale si sia astenuta dal prendere posizione sulla vicenda.
La strumentalizzazione del ruolo istituzionale dell'ente locale in funzione degli interessi della criminalita' emerge con chiara evidenza dall'analisi della gestione di alcune vicende amministrative. In particolare la commissione riferisce che alcuni capannoni comunali, realizzati nell'area destinata al piano insediamenti produttivi, sono stati dati in locazione a parenti del citato pluripregiudicato, al padre di un assessore e alla nipote di un pregiudicato, senza che sugli stessi manufatti fossero stati effettuati i necessari collaudi. Soltanto successivamente alla stipula di quasi tutti i contratti, il tecnico incaricato dal comune di effettuare prove di staticita', ha depositato l'esito delle indagini che non sostituisce comunque il certificato di' collaudo, ma attesta solo la buona esecuzione dei lavori. E' stato, anzi, accertato che, a fronte del rifiuto espresso dal responsabile dell'ufficio tecnico di procedere all'assegnazione dei capannoni in quanto carenti dei certificati di collaudo, il sindaco ha avocato a se' di fatto, senza la preventiva adozione di atti formali e motivati, la fase del procedimento relativa alla stipula dei contratti di locazione.
Inoltre allo scopo di agevolare gli assegnatari dei capannoni che avevano evidenti difficolta' ad ottenere da banche o istituti di credito la polizza fidejussoria pari a tre annualita' del canone prevista dal regolamento per l'assegnazione dei box, in considerazione delle insufficienti garanzie economiche fornite dagli stessi, il consiglio ha modificato, a graduatoria gia' stilata, la norma del regolamento per consentire la stipula di polizze anche con societa' finanziarie e per un importo pari ad una anziche' tre annualita' del canone.
La carente conduzione della gestione amministrativa e' resa palese da altra vicenda relativa alla occupazione abusiva da parte di parenti del piu' volte citato pluripregiudicato di alcuni capannoni di proprieta' pubblica senza che alcun organo amministrativo segnalasse l'irregolarita' della situazione. Inoltre, nonostante i locatari siano stati gravemente inadempienti, non avendo provveduto a pagare gran parte dei canoni, il comune non ha proceduto a risolvere il contratto o a recuperare le rilevanti somme dovute, nonostante l'ente versi in una grave situazione debitoria.
Il profilo indiziario dell'ingerenza negli affari del comune e della strumentalizzazione delle scelte amministrative viene delineato dalla commissione d'accesso attraverso gli accertamenti svolti in merito al settore urbanistico, dove e' emerso che l'amministrazione in assenza di direttive specifiche da parte degli organi politici, dopo l'emissione di ordinanze di demolizione, non ha mai proceduto ai conseguenti adempimenti. Viene in particolare fatto cenno alla inerzia manifestata dall'amministrazione in ordine alla occupazione abusiva, da parte della moglie di un pregiudicato, di una zona destinata a verde pubblico, attigua al suo fabbricato, che e' stata dalla stessa anche recintata e pavimentata mediante interventi di cementificazione. La commissione fa anzi notare come la giunta abbia dato indicazioni al responsabile dell'ufficio tecnico comunale di accogliere la richiesta presentata dalla predetta volta ad ottenere la concessione dell'area in comodato d'uso, nonostante questa fosse destinata a verde pubblico e soggetta a vincolo urbanistico. La vicenda mantiene integro il suo valore sintomatico nonostante che il contratto di comodato d'uso non sia stato perfezionato.
L'organo ispettivo ha ricondotto a promesse fatte dal sindaco nel corso della campagna elettorale e in cambio degli appoggi ottenuti da parte di personaggi ritenuti vicini ad una cosca locale, anche la determinazione dell'ente di non autorizzare la realizzazione di un distributore di carburanti in una localita' individuata dal piano di localizzazione deliberato dal commissario regionale ad acta. L'amministrazione, con procedure dilatorie, ha tenuto un comportamento preordinato a non creare pregiudizi all'unico impianto di distribuzione carburanti gia' esistente, di cui e' titolare la moglie di un noto pregiudicato, impedendo che l'insediamento di altri distributori potesse portare ad un regime di libera concorrenza a detrimento degli interessi degli esponenti della criminalita' organizzata.
L'iter amministrativo relativo all'istanza di autorizzazione veniva infatti immediatamente interrotto all'indomani di un esposto presentato dalla sorella della titolare impianto esistente, nel quale si sollevavano dubbi sulla idoneita' geologica delle aree individuate dal piano di localizzazione. Nonostante il responsabile dell'ufficio competente avesse assicurato che l'area segnalata non era sottoposta a vincolo idrogeologico, la giunta incaricava, con singolare sollecitudine, un geologo ad effettuare uno studio sulla predetta area conclusosi con la emissione di parere negativo circa la compatibilita' della stessa. La commissione evidenzia come l'inerzia consumata per oltre tre anni dall'amministrazione, a fronte di una controperizia presentata dalla societa' richiedente che concludeva per l'assenza di motivi ostativi alla localizzazione dell'impianto, sia sintomatica di interferenze esterne da parte di esponenti della malavita locale che condizionano la libera determinazione degli organi amministrativi. Alla vicenda, viene, altresi', ricollegato un atto intimidatorio di cui e' stato vittima il sindaco.
In altra occasione, a fronte di parere contrario espresso dall'ufficio competente in ordine alla richiesta di costruire una autocarrozzeria nella stessa area individuata dal piano di localizzazione dei distributori dei carburanti, il consiglio comunale ha provveduto a rimuovere l'ostacolo di natura urbanistica, modificando il piano di localizzazione e stralciando, come richiesto dagli interessati, la porzione di terreno sulla quale andava costruito il manufatto.
La sussistenza di pregiudizievoli cointeressenze e' riscontrabile anche con riferimento al settore dei contributi, dove emerge che hanno illegittimamente beneficiato del reddito minimo d'inserimento, non solo soggetti privi dei requisiti di legge per difetto d'iscrizione alle liste di collocamento o perche' proprietari di beni, ma anche persone con gravi pregiudizi penali.
Inoltre il comune versa in una grave situazione debitoria ascrivibile anche al mancato introito dei tributi e dei canoni dell'acqua in ordine al quale l'amministrazione non ha intrapreso alcuna azione concreta nei confronti dei morosi. Fra gli utenti inadempienti figurano alcuni amministratori locali e loro parenti, nonche' numerosi pregiudicati.
In materia di appalti pubblici, la commissione evidenzia una gestione amministrativa caratterizzata da irregolarita' e gravi inadempienze. Infatti il ricorso alle procedure di somma urgenza risulta carente della necessaria motivazione; del pari le procedure ristrette, quali la trattativa privata previa gara informale e gli affidamenti diretti per somme urgenze non sono supportate dalle condizioni legittimanti. Con riferimento alle rare procedure d'appalto con il sistema dell'asta pubblica, e' stata riscontrata una partecipazione oggettivamente limitata a poche imprese, con applicazione di ribassi irrisori, che lasciano presumere il carattere fittizio delle gare, nel chiaro intento di conferire apparente legalita' all'affidamento esperito.
La possibile devianza dell'azione amministrativa dell'ente e' rinvenibile anche nella circostanza che fra gli imprenditori affidatari, con procedure dirette, di opere pubbliche risultano soggetti legati da rapporti di frequentazione e di parentela con esponenti della criminalita' organizzata. A tal riguardo, pur avendo l'ente sottoscritto con il competente Ufficio territoriale del Governo un protocollo di legalita', agli atti non sono state rinvenute le certificazioni antimafia relative alle imprese affidatarie di appalti.
Chiara manifestazione di sensibilita' verso gli ambienti delinquenziali e' la vicenda relativa alla realizzazione dei lavori di ristrutturazione della biblioteca comunale affidati con cottimo fiduciario ad una ditta il cui titolare e' un pregiudicato con varie condanne a carico, tra le quali rileva quella per falsita' materiale e truffa continuata.
Gli elementi fattuali desunti dagli accertamenti ispettivi e dalle indagini in corso appaiono determinanti in ordine all'accertamento della vicinanza dell'amministrazione alla criminalita' organizzata e concorrono a configurare un concreto pericolo di sviamento dell'attivita' comunale dal perseguimento degli interessi dell'intera collettivita'.
L'inosservanza del principio di legalita' nella gestione dell'ente e l'uso distorto delle pubbliche funzioni hanno compromesso le legittime aspettative della popolazione ad essere garantita nella fruizione dei diritti fondamentali, minando la fiducia dei cittadini nella legge e nelle istituzioni.
Pertanto, il prefetto di Vibo Valenzia, con relazione del 30 giugno 2006, successivamente integrata con rapporto del 9 novembre 2006, che qui si intendono integralmente richiamati, ha proposto l'applicazione della misura di rigore prevista dall'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
La descritta condizione di assoggettamento necessita che, da parte dello Stato, sia posto in essere un intervento mirato al ripristino della legalita' mediante il recupero della struttura pubblica al servizio dei suoi fini istituzionali.
Per le suesposte considerazioni, si ritiene necessario provvedere ad eliminare ogni ulteriore motivo di deterioramento e di inquinamento della vita amministrativa e democratica dell'ente, mediante provvedimenti incisivi a salvaguardia degli interessi della comunita' locale.
La valutazione della situazione in concreto riscontrata, in relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Ritenuto, per quanto esposto, che ricorrano le condizioni indicate nell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, che legittimano lo scioglimento del consiglio comunale di Soriano Calabro (Vibo Valentia), si formula rituale proposta per l'adozione della misura di rigore.
Roma, 4 gennaio 2007
Il Ministro dell'interno: Amato
 
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